sabato 21 luglio 2007

Le cose che si scrivono a vent'anni

andrebbero eliminate, cancellate dalla terra e dai ricordi nostri e di quelle povere eventuali vittime che ci hanno letti.

E invece un qualche spiritello maldestro e dispettoso, ad un certo punto, ce le fa sempre ritrovare:

"....Non sentivo più nulla del mio corpo, tranne la fronte che Patrizia continuava a bagnarmi. Non ero nemmeno sicura della posizione in cui mi trovavo, sapevo solo di avere la testa sopra un water che sgocciolava. Non mi girava nemmeno, la testa, era tutta la stanza a girare. Mi chiedevo come fossi arrivata lì e chi fosse l’altra persona in quel bagno. Era un uomo, ne ero certa, ma chi era, come si chiamava, perché si trovava lì?
Non lo sapevo, e non riuscivo nemmeno a vergognarmi di vomitare di fronte ad altre persone, pensavo solo che avrei voluto che la stanza si fermasse, almeno per un secondo. Cercavo disperatamente di ricordare ciò che era accaduto prima, ma l’unica immagine che avevo nella testa era quel water bianco, sgocciolante, dove continuavo a vomitare.
Non so quanto tempo passò, forse solo pochi minuti, ma iniziai a ricordare qualcosa, immagini, sensazioni e odori che non riuscivo a collocare nel tempo. Ciò che ricordavo soprattutto era la sua faccia, i suoi grandi occhi, e quello strano intercalare che iniziavo ad amare. Pensieri da ubriaca, mi dissi in seguito, ma forse mi sbagliavo. Finalmente uscimmo da quel bar, ora riconoscevo quel ragazzo e sapevo dov’ero.
L’aria era pungente, fresca, e questo mi aiutò a riordinare le idee. Le gambe mi cedevano ancora, e il mio corpo mandava strani messaggi di sofferenza che non riuscivo a decifrare. Di una cosa ero certa: era notte fonda e io camminavo, ubriaca fradicia in corso XXII marzo, avevo freddo e mi chiedevo cosa mi stesse succedendo e come diavolo fosse cominciato tutto questo casino."

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