andrebbero eliminate, cancellate dalla terra e dai ricordi nostri e di quelle povere eventuali vittime che ci hanno letti.
E invece un qualche spiritello maldestro e dispettoso, ad un certo punto, ce le fa sempre ritrovare:
"....Non
sentivo più nulla del mio corpo, tranne la fronte che Patrizia
continuava a bagnarmi. Non ero nemmeno sicura della posizione in cui mi
trovavo, sapevo solo di avere la testa sopra un water che sgocciolava.
Non mi girava nemmeno, la testa, era tutta la stanza a girare. Mi
chiedevo come fossi arrivata lì e chi fosse l’altra persona in quel
bagno. Era un uomo, ne ero certa, ma chi era, come si chiamava, perché
si trovava lì?
Non lo sapevo, e non riuscivo nemmeno a vergognarmi di
vomitare di fronte ad altre persone, pensavo solo che avrei voluto che
la stanza si fermasse, almeno per un secondo. Cercavo disperatamente di
ricordare ciò che era accaduto prima, ma l’unica immagine che avevo
nella testa era quel water bianco, sgocciolante, dove continuavo a
vomitare.
Non so quanto tempo passò, forse solo pochi minuti, ma
iniziai a ricordare qualcosa, immagini, sensazioni e odori che non
riuscivo a collocare nel tempo. Ciò che ricordavo soprattutto era la sua
faccia, i suoi grandi occhi, e quello strano intercalare che iniziavo
ad amare. Pensieri da ubriaca, mi dissi in seguito, ma forse mi
sbagliavo. Finalmente uscimmo da quel bar, ora riconoscevo quel ragazzo e
sapevo dov’ero.
L’aria era pungente, fresca, e questo mi aiutò a
riordinare le idee. Le gambe mi cedevano ancora, e il mio corpo mandava
strani messaggi di sofferenza che non riuscivo a decifrare. Di una cosa
ero certa: era notte fonda e io camminavo, ubriaca fradicia in corso
XXII marzo, avevo freddo e mi chiedevo cosa mi stesse succedendo e come
diavolo fosse cominciato tutto questo casino."
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