sabato 30 giugno 2012

E i contadini

Oggi sono al lavoro, l'altro lavoro. E già, perché di lavori ne ho due. Uno 'vero' e uno il sabato mattina. Alcuni sabati mattina, non tutti, per fortuna.
Ma ci sono regali nascosti in ogni cosa, anche nel lavorare il sabato mattina.
Sulla scrivania trovo appoggiato Il libro degli amici, di Hofmannsthal, che sfoglio tra il caricamento di un video e di una galleria di immagini.
Oggi uso il blog come un post-it, per le piccole perle che mi son saltate all'occhio.
Una riguarda i contadini, e mi fa pensare molto al lavoro. L'altro, quello 'vero'.
E a un sacco di facce incontrate in questi anni.

Sfugge al presente chi va tra i contadini.
Il contadino e il presente stanno in una sana perenne contesa, e sulla natura e le stelle si libra un tempo eternamente giovane, che non sa nulla del vuoto presente.

E l'incipit, invece

L'uomo scopre nel mondo solo quello che ha già dentro di sè; ma ha bisogno del mondo per scoprire quello che ha dentro di sè; a questo sono però necessarie l'azione e la sofferenza.

Il sublime di Goethe

...come il sublime si genera facilmente dal crepuscolo e dalla notte, dove le forme si congiungono, così all'opposto è messo in fuga dal giorno, che tutto distingue e separa, e così è fatalmente distrutto da ogni crescente cultura, se non è tanto fortunato da rifuguarsi presso la bellezza e da congiungersi intimamente con essa, ciò che li rende ambedue ugualmente immortali e incorruttibili.
Goethe

giovedì 28 giugno 2012

Riti propiziatori


La filosofia del riccio

L'Arca di Noè si arricchisce di un nuovo protagonista: il riccio.
In una calda serata di queste mi concedo l'ultima sigaretta della giornata in giardino, a guardare i micini che si rincorrono per il prato. Le scene sono le solite - divertentissime - che chiunque abbia avuto la fortuna di incontrare dei micetti ben conosce. Inseguimenti, capriole, agguati, e su tutto il gioco principe: tirare la coda ai fratellini. Mamma gatta approfitta della mia presenza per qualche coccola. E un po' di riposo dai micini, che in genere non risparmiano nemmeno la sua, di coda.
Mentre assaporo queste immagini da documentario, sento un rumore provenire dall'incolto boschetto (più simile a una foresta equatoriale) che circonda il giardino. Improvvisamente spunta un animaletto che, sulle prime, non riesco a riconoscere.
Mi precipito in casa per un consulto. Una breve perlustrazione e scopriamo che si tratta di un riccio. Anzi no, di due ricci, uno grigio e l'altro nero petrolio.
Ci domandiamo subito come possa essere la convivenza tra ricci e gatti. Inizia la ricerca su internet.
Così scopriamo l'arcano: i ricci vanno ghiotti delle crocchette dei gatti. Sono, per loro, l'quivalente di un bel crostino con caviale Beluga o di una maxi porzione di insalata russa di Peck a Natale.
Ed essendo dei tipetti abbastanza pratici, non soffrono minimamente la convivenza con i gatti, ai quali sanno spiegare bene (e in modo piuttosto puntuto) fino a che punto può spingersi la loro amicizia. Nelle serate successive vediamo più volte i ricci intenti a mangiare dalla ciotola dei micetti, con i loro pelosi compagni di merende del tutto a loro agio in questa variegata compagnia.
Grazie alla ricerca su internet scopro anche che i ricci, oltre che pratici, sono assai saggi. Non è raro, scopro, che facciano in qualche modo 'amicizia' con gli essere umani. Fino a farsi accarezzare senza alcun problema. Ma ogni anno, quando vanno in letargo, dimenticano qualsiasi esperienza - bella o brutta - avuta con gli esseri umani. E ricominciano così da zero ad ogni risveglio.
La filosofia del riccio mi ha conquistata.
E se davvero si potesse ricominciare ad ogni stagione tutto da principio?
Ed essere felici o delusi, sempre, come se fosse la prima volta?
Io, nel dubbio, vorrei rinascere riccio.

P.s. la foto, purtroppo, non è mia. Ma anche per questo ci stiamo attrezzando.

martedì 26 giugno 2012

Caroselli..elli..elli

Metti una domenica al lago.
Al nostro arrivo restiamo abbastanza stupiti. La spiaggia è piena, nonostante il cielo velato da qualche nuvola e alcuni brevi acquazzoni estivi.
Dobbiamo percorrere oltre due terzi della spiaggia per trovare un angolo tranquillo.
Ma improvvisamente, intorno alle 16.30, rimaniamo completamente soli.
Anzi, quasi soli, se si eccettua un canoista ormai al quinto o sesto passaggio, sempre più lento e senza fiato.
Cosa starà mai accadendo in questo centro del mondo, mi chiedo, da provocare un tale fuggi fuggi generale?
La domanda resta senza risposta, ma dura quei pochi secondi che ci mettiamo ad assaporare l'assoluto silenzio e una pace quasi irreale. Il pensiero, insomma, non ci toglie il sonno.
Qualche ora dopo un bell'aperitivo in riva al lago. Anche in questo caso il bar, sempre molto affollato, offre alcuni tavolini vuoti. E una lunga tavolata pronta, con il cartello 'riservato' e orribili tovaglioli tricolore. Un sospetto mi attraversa la mente. Ma no, dai, non può essere. Va bene la follia, ma a questi livelli è impossibile. Di nuovo qualcosa mi distrae: in questo caso è una moto Guzzi Lodola d'epoca, parcheggiata di fronte al pontile.
Prenotiamo in trattoria - pizzocheri e polenta il menù inossidabile e molto apprezzato - con notevole ritardo. Ma, felici, scopriamo che c'è posto. E in terrazza, per giunta. Sulla strada arriva la certezza. Si susseguono i bar, con i loro tavolini all'aperti. Sono tutti addobbati da decine di tricolori e affollati di gente d'ogni età che sgomita per accaparrarsi una sedia. Qualcuno, previdente, se l'è portata da casa. Sembra di essere precipitati in una pellicola degli anni sessanta. Ormai mi aspetto che il cameriere sia un Raimondo Vianello o un Aldo Fabrizi a caso.
La trattoria è deserta. Siamo, letteralmente, gli unici clienti.
Ci sentiamo incredibilmente liberi. Non ce ne importa nulla dell'orario o di essere a casa al fischio d'inizio (con relativa coda sotto il sole che, ovviamente, nel pomeriggio hanno fatto tutti quelli che son corsi a casa per l'occasione). Ma allo stesso tempo ci sentiamo circondati di pazzi.
Li ho sentiti solo io - tutti - dire che questa nazionale è un disastro, che meritavamo di tornare a casa, che il nostro calcio è corrotto, malato e anche morto? Che anche l'Irlanda del Trap ci era superiore o che i grandi campioni in questo campionato brutto, vecchio e di scarsissimo livello non ci vengono più e che di conseguenza la nazionale è un gruppuscolo di mediocri operai del calcio?
Forse si, forse me li son sognati di notte.
Perché non posso credere che quegli stessi personaggi si siano poi messi in coda sotto il solleone per guardare la partita dal televisore di casa. E ancor meno posso credere che, sempre loro, abbiano inscenato i caroselli che hanno invaso le strade per una buona mezz'ora dopo la fine della partita.
I caroselli, si, proprio i caroselli con macchine, clacson e bandiere fuori dal finestrino.
Quelli di quando si vince qualcosa. Qualcosa di importante, ovviamente. Un mondiale, una champions league. O, al limite, un campionato.
Mi verrebbe da scrivere cosa ha vinto questa nazionale, ad oggi, incapace in 120 minuti di infilare il pallone nella porta di una squadra annichilita.
Ma le signore certe cose non le dicono.
E si godono la pace. Nella speranza che i caroselli siano finiti. 

(E tifano, ça va sans dire, Germania.
Forza Angela)




lunedì 25 giugno 2012

Forza Angela

Io adoro Angela Merkel.
Per tanti di quei motivi che sarebbe difficile elencarli tutti.
Ma più ancora, rimango sempre basita dalle reazioni che suscita.
Ad Angela tocca l'ingrato compito che anche in tutte le famiglie qualcuno si assume: quello del grillo parlante.
Quello a cui tocca frenare i sogni poco compatibili con il bilancio familiare, o certi slanci tanto belli quanto pericolosi. Una figura che - come è ovvio - nelle famiglie non trova molti fan, nè un seguito entusiasta quando affronta il tema del risparmio, quello che oggi devi chiamare spending review altrimenti non sei del gruppo.
Ecco, Angela lo fa per la rissosa e fin troppo grande famiglia dell'Ue.
Tutti la detestano per questo, e pare che il debito sia diventato un onore, anziché il contrario.
Perché io ricordo bene - persino io che per quanto mi senta vecchia sfioro appena la quarantina - quando il debito era un'onta, perché voleva dire che non eri stato bravo, che avevi sperperato.
E avevi di che vergognarti per questo.
Oggi no. Oggi la Grecia chiede che l'austerity sia spostata di due anni. Ancora due anni di spese folli, dai Angela, poi ci pensiamo. E la partita di calcio Germania Grecia diventa la sfida trai cattivi della parità di bilancio e i buoni con le tasche bucate. E lei, Angela, la sacerdotessa del becero capitalismo senza cuore.
E io ho tifato per Angela, prima ancora che per la Germania.
E vederla esultare come un ultrà della domenica è stata una gioia senza pari.
Forza Angela, hai ragione tu.

Solo


Nevrotici aggiornamenti

Il bilancio della spedizione in biblioteca dei giorni scorsi è decisamente positivo.

Cominciamo dai libri:
L'unico figlio di Anne Holt è stato prontamente riconsegnato. I genitori ringraziano.

Un po' più in là sulla destra della Vargas mi pare il tipico romanzo della Vargas. A pagina 50 la storia non ha ancora preso davvero forma, ma c'è un personaggio, Louis Kehlweiler, di cui leggerei anche il diario minimo per intere settimane senza stufarmi. Anche la lista della spesa, credo. 
Louis - soprannominato anche il Tedesco, è un ex funzionario del ministero degli interni. 
Ha in testa una mappa di oltre 130 panchine di Parigi da monitorare, per capire cosa accade intorno a lui. 
E in tasca un rospo addomesticato di nome Bufo. 


Ha una sua teoria sulla mano destra, "sicura, salda, detentrice del saper fare, guida del genio umano", e sulla sinistra (che ovviamente preferisce), "imperfetta, goffa, esitante, e quindi salutare produttrice dell'incasinamento e del dubbio". E su quelli che scelgono la seconda: "Due passi in più, ecco spuntare il rigore e la certezza. Avanti ancora un po', altri tre passi, ed è il disastroso tracollo nella perfezione, nell'impeccabile, poi nell'infallibile e nell'implacabile".

Una stagione selvaggia di Lansdale è la prima avventura di Hap e Leonard.
Spassosa, fracassona, piena di ruvido umorismo e colpi di scena.
Una girandola di soldi, paludi, centri commerciali e un sacco di armi. Insomma, tutti gli elementi classici sono al loro posto. 


I film
Di quelli noleggiati, ad ora, ho visto solo Simon Konianski.
Divertente e piacevole. Non quel mare irrefrenabile di risate delle recensioni lette on line, ma il classico film di una famiglia ebrea tra fantasmi, attualità, tradizioni e... adolescenziale tenerezza.
Un bimbo, un padre ipocondriaco alla ricerca di una identità, un nonno ironico e brontolone, zii un po' stralunati e paranoici e un viaggio verso l'Ucraina. Gli elementi, nella loro semplicità, sono questi.

Chissà perché devono sempre scrivere di queste matte risate che dovresti farti. Nove volte su dieci non te le fai affatto e le aspettative su quel film magari vanno deluse solo perché, invece, hai letto il contrario. Come se una commedia, per essere tale, dovesse per forza far ridere fino alle lacrime. Vi prego: basta scrivere di matte risate!

giovedì 21 giugno 2012

E' uno sporco lavoro...

Oggi ho scritto tantissimo. Due pezzi complessi, inchieste spinose su cui ho lavorato a lungo. Il primo bello, il secondo di mestiere.
Il commento di una collega: "Non puoi scrivere due capolavori al giorno".
E così, per non sbagliare, non ne scrivo nemmeno uno.
Dubito che oggi scriverò ancora, almeno per diletto.
Anche le parole finiscono, come le scale, l'acqua, le cose belle e le mezze stagioni.
Ah no, quelle non ci sono più.
Come le parole, a volte.

mercoledì 20 giugno 2012

martedì 19 giugno 2012

La nevrotica in biblioteca

La biblioteca mi piace molto.
In realtà, da sempre, appartengo al partito 'io i libri li voglio comprare e avere lì ogni volta che mi vien voglia di sfogliarli'. E così resta per volumi o autori che amo. La biblioteca però regala una grande libertà: prendere un libro, anorché costoso, chiedendosi con leggerezza 'ma sarà una fesseria oppure no?'
Perché quando sborsi dai 20 euro in sù, ad andar bene, non è proprio una domanda che ti fai con leggerezza. E magari certi volumi li aspetti in edizione economica, o speri che un'amico compia per te l'insano gesto.
La biblioteca ti salva da quest'impiccio, oltre ad assicurare una pausa pranzo piacevole e tranquilla a girellar per scaffali. L'assortimento di quella che frequento io lascia interdetti, spesso, per lacunosità. Ancor più se si parla di film.
Ma basta prenderla con filosofia, o come uno snobbissimo divertissement...

La lista della spesa di oggi:

Libri
Un po' più in là sulla destra, Fred Vargas 
(amata a fasi alterne, purché non parli di Vaticano e dintorni)
Una stagione selvaggia, Joe R.Lansdale 
(amatissimo sempre, tranne quando il bisogno di classici scalza tutto e tutti))
L'unico figlio, Anne Holt 
(new entry)

Film
Scoprendo Forrester
The road
Simon Konianski

E comincerò dall'ultimo, che è una road comedy e adesso il bisogno di comedy è assoluto.

La nevrotica lettrice

La nevrotica lettrice compra, prende in prestito, saccheggia dalle librerie delle poche persone di cui apprezza i gusti letterari (una!) e qualche volta spulcia i mercatini dell'usato con ben poca soddisfazone.
La nevrotica lettrice è per definizione snob, e quando il libro è un'Adelphi lei ci si butta con fede (quasi) cieca.
La nevrotica lettrice detesta amichevolmente il Calasso, ma troppo ne apprezza le sue pubblicazioni. A partire da Simenon, primo pallino della Nl, passando per 3/4 del catalogo dell'editore milanese.
Ne apprezza poi sommamente la cura nelle edizioni, quegli inconfondibili toni pastello e la scelta delle immagini di copertina.
La nevrotica lettrice ama leggere, ovviamente. Ma altrettanto ovviamente saltabecca tra un volume e l'altro, tra il fantasy e il carteggio epistolare, tra il giallo e la letteratura americana contemporanea, tanto per dirne alcuni.
La Nl oggi si chiede: attacco (o riprendo) un Dickens da giovedì, giorno della riconsegna in biblioteca dei volumi della Campo, o mi butto su una Vargas o un giallo simile, magari francese?
Oppure un Lansdale o invece un tristissimo - così pare dalla sommaria lettura della trama - adelphino comprato un paio di mesi fa e che aspetta ancora una nevrotica lettrice di passaggio?
La nevrotica vi aggiornerà, forse.

lunedì 18 giugno 2012

E intanto ascolto Rachmaninov


Questo album, in particolare. Vorrei scrivere di quanto è bello e dei due artisti che lo hanno pubblicato. E che ho avuto la fortuna di vedere e conoscere, qualche mese fa. 
Ma oggi no, oggi questo silenzio pesa e sembra una nebbia densa intorno a me. 
Oggi no.
Oggi.
No.

La caduta degli dei

"Andavo a Trigoria - racconta ancora Cicinho -, mi allenavo, ma sapevo che la domenica non avrei giocato. E allora quando arrivavo a casa bevevo molto e fumavo. Avevo casse di birra e altri tipi di alcol, bevevo da solo o insieme a falsi amici. Non ho preso la droga solo perchè sapevo che c'erano i controlli anti-doping, altrimenti l'avrei fatto". 
Da Corriere.it 


Mi fanno sempre tenerezza, queste notizie. Giovani milionari fragili come cristallo, tanto invidiati e altrettanto nudi. Fa un certo effetto accorgersi che sembrano meno corazzati di tanti loro coetanei 'normali', che spesso riescono più facilmente a dribblare o a cadere e rialzarsi velocemente.
Non è così per tutti, ovviamente.
Ma, vien da chiedersi, quanto ci salva la normalità?

Silenzi

Ho post in bozza, che ho cominciato a scrivere ma fatico a finire.
Amo i silenzi. La casa silenziosa, il giardino quando si sentono solo gli uccellini cantare, il lungolago in inverno quando quasi nessuno ci si avventura.
Ma, come per tutti, ci sono silenzi che non amo.
Che pesano, come macigni. E che fanno più rumore del concertone del primo maggio.
Sono dentro questo silenzio. Non lo amo, spero finisca. Presto. 
"Conosce sempre, sottilmente, il disegno del tempo, e trova la parola magica da incidervi", direbbe la Campo. Citazione perfetta, per questo silenzio.
Speriamo continui ad esser così.

"Vivo altrove di una vita fittizia, in vecchie storie di paesi sepolti, o in compagnia di persone che mi nascono nel dormiveglia".

venerdì 15 giugno 2012

Le cose belle

Giornate, attimi, incontri. Le cose belle arrivano quasi sempre per caso. E si annidano spesso dove non ti aspetti. In in appuntamento di lavoro che consideravi una perdita di tempo, in una città che hai sempre considerato solo un'uscita dell'autostrada, in un ristorantino di campagna in cui sei inciampato o nel volo di una farfalla che si posa per un istante sulla tua mano.
Mi e' venuta in mente una lettera di Cristina Campo, scritta a Draghi, in cui racconta del suo rapporto con gli amici. Io le persone le prendo, o non le prendo, in blocco, dice lei. Difficile, eppure una posizione di straordinaria libertà. E, in fondo, anche con la realtà sembra simile. Ancor più difficile nel tempo, a meno che non sia lei ad offrirsi con una violenza che ti costringe a prenderla in blocco. Ma con altrettanto gusto di libertà, quando e' una scelta.

mercoledì 13 giugno 2012

La pagoda della felicità di Cristina Campo

...Vivere, certo, mio caro amico. Non c'è nulla di più - nulla di meno - da fare.
Quanto ad esser felici, questo e' il terribilmente difficile, estenuante. Come portare in bilico sulla testa una preziosa pagoda, tutta di vetro soffiato, adorna di campanelli e di fragili fiamme accese; e continuare a compiere ora per ora i mille oscuri e pesanti movimenti della giornata senza che un lumicino si spenga, che un campanello dia una nota turbata.

Cristina Campo, il mio pensiero non vi lascia

Il flauto perduto

Ci sono, spesso, storie piccole che ti colpiscono e rimangono nella memoria. Fino a quando, altrettanto spesso, si traducono in sogni.
Così è stato per la triste storia del bimbo e del suo flauto perduto.
Le scuole sono ormai finite. E, oltre al tanto temuto momento della consegna delle pagelle, questo periodo coincide anche con i saggi scolastici di fine anno.
E così, qualche giorno fa, mi è stata raccontata questa storia.
Ad un bimbo di una scuola elementare milanese, accade il più classico degli imprevisti: dimentica a casa il flauto per il saggio di musica. Telefona preoccupato alla mamma, chiedendole di portargli il prezioso strumento. Con una raccomandazione: ce ne sono due, uno rotto e l'altro no. Stai attenta a prender quello giusto.
La mamma - che immagino contrariata, magari era l'ennesima dimenticanza - sceglie, ovviamente, il flauto rotto.
Ci sarebbe un'ultima speranza, i flauti della sala musica. Però altri bambini, anche loro distratti ma più veloci, li stanno già utilizzando. Gli occhioni del bimbo si riempiono di lacrime. Un pianto irrefrenabile sui gradini della scuola, con i compagni - quanto detesto chi parla dei bambini tanto angelici e buoni - che con l'insensibilità tipica di quell'età lo deridono a più riprese.
Finché un bidello della scuola, in pausa sigaretta, trova le parole giuste per consolare il pianto.
E strappare al bimbo anche un accenno di sorriso.
E così, stanotte, il sogno. Un mercato di natale e la bancarella di una mamma. In bella mostra scatole di cartone riccamente decorate, con all'interno uno spartito musicale e un flauto di legno. La cifra, oltretutto, è modica. E così lo acquisto, pensando ad un bel regalo per il bimbo 'musicista'.
E poi, ne son sicura, quello è un flauto magico. 



La comunicazione. O del come non si parla ai mercati

Ci risiamo. Il preside Monti, in pochi giorni, ne ha infilate una serie delle sue. Se il grande burocrate qualche merito ce l'avesse anche (e, in tutta onestà, non lo credo), di certo non è uno stratega della comunicazione. Questo, ovviamente, a voler pensar bene. Un vizio che, come diceva Andreotti, può portare ben lontano dalla verità. Ma andiamo con ordine. E cominciamo dai poteri forti. Al di là del fatto che, a me, sentire il preside parlare di poteri forti, col curriculum che si ritrova, fa venire i brividi.

"I poteri forti mi hanno abbandonato"
La prima, moderata, reazione che mi provoca questa frase è: Cosa? Ma sei impazzito del tutto?
E poi, i casi sono due: o Monti non è in grado di capire la gravità di ciò che dice e il peso internazionale che qualsiasi sospiro proveniente dall'Italia provoca, e allora occorre assolutamente rimuoverlo da un posto così delicato in un momento altrettanto delicato. Oppure è in malafede e queste dichiarazioni suicide sono a vantaggio di qualcuno. Qualcuno che, ovviamente, non è l'economia italiana. E, anche in questo caso, non mi pare la persona più adatta a guidare il Paese.

"L'Italia anche in futuro non avrà bisogno di aiuti dal fondo europeo salva-stati"
Mario, eppure sulla vicenda eri partito così bene! Se l'Italia non pensa di chiedere questo aiuto, tu su quel terreno non ci devi giocare. E' un campo in cui ti devi rifiutare anche di entrare. E' una regola d'oro, questa, della comunicazione. Perché altrimenti, l'effetto che fa quella dichiarazione ai lettori è: "Oddio, ma quindi siamo nella situazione di chiederli, questi aiuti". E di conseguenza, immagini apocalittiche di carestia, orde di affamati costretti a razzie, scene tipo Mad Max per le strade della sonnacchiosa (ma lo è ancora?) provincia italiana.
Una sommessa proposta: evitare comunicazioni non vagliate da professionisti (ma anche un dibattito al bar sotto casa potrebbe meglio illuminarti, o preside).
In epoca di scrutini, insomma, il voto è ben sotto la sufficienza.

martedì 12 giugno 2012

Lezione nr.2. O della domanda

"Non si chiedono mai le cose 2* volte. Si guarda da un'altra parte".

Cristina Campo, Il mio pensiero non vi lascia

*in numero nel testo

La bellezza

Fondazione Edison.
Convegno sull'export delle Pmi.
Il salone che ospita l'evento e' una meraviglia di stucchi e vetrate.
Uno dei relatori: "noi nasciamo nel bello, siamo immersi nella bellezza al punto da non coglierla più. Gli americani farebbero pagare il biglietto d'ingresso per il posto stupendo in cui ci troviamo".
Tragitto verso la stazione, per tornare in redazione. Mi guardo intorno.
E non sembriamo affatto nati e circondati dalla bellezza.
Poi un signore, non vedente, accompagnato da un Labrador nero, esce dai tornelli della stazione. Insieme a lui una folla di pendolari distratti e affannati. Tutti si spintonano. E il Labrador nero guida il suo protetto lungo un percorso immaginario. Danzano come due ballerine tra la folla.
E sono gli unici a non dare e ricevere nemmeno uno spintone.

Il bello c'è. E resiste, nonostante tutto.
E nonostante noi.

I sogni son desideri

E' mattina. Sono in una specie di ospedale, ma di quelli moderni e colorati da film americano che tutto paiono tranne che ospedali. Parlo con un medico, anche lui uscito da una serie tv di quelle che non smetteresti mai di guardare.
Gli racconto di me. Mi sorride dolcemente e mi dice che ho bisogno di una mano. E me la darà lui, non devo aver paura di nulla.
Restiamo d'accordo per l'indomani mattina presto, prima del suo turno, 'così posso dedicarti tempo tranquillamente'.
Esco. Sono felice. Finalmente qualcuno che mi dice quel che voglio sentirmi dire.
Torno alla macchina, me l'hanno rubata.
Finalmente mi sveglio.
Persino i sogni mi remano contro!

lunedì 11 giugno 2012

Tuoni e fulmini

Sul nostro amore.
E anche, soprattutto, sui nostri micini.

Una delle poche gioie di abitare lontano dagli adorati metri cubi di cemento a perdita d'occhio: una gatta, diffidente e selvatica, che sceglie il nostro cortile come nursery.
E tra fughe e sparizioni e puntate notturne alle crocchette, ci regala momenti di tenerezza come solo i gatti sanno...

Anche quando, come adesso, diluvia. E' che non han paura neanche della pioggia, i micini. E si arrampicano, sulla catasta di legna che han scelto come nascondiglio, come nulla fosse.
Ma, per fortuna, di tuoni e fulmini han paura sì. Istinto di sopravvivenza. E un imperativo: seguire sempre mamma gatta.
Ah che invidia, i gatti!

Noi (non) dire gol

Cosa sarebbe l'estate senza una bella manifestazione calcistica, a guardar gente che a malapena si regge sulle gambe,  con il sottofondo della Gialappa's band?

Io si, sono di quel partito che si entusiasma per tutto quello che, di poco serio, gira intorno (e insieme) al pallone. Dai discorsi da bar - anche digitale - alle partite guardate senz'audio e con il sottofondo dell'inossidabile (quando commentano le partite, eh!) trio.

Ieri sera, in particolare, sulla ribalta il signor  Carlo, alle prese con visite alle case di personaggi famosi in giro per il globo terracqueo. Con tanto di sòle e vecchine sulla soglia ad attendere i polli...
Imperdibile. E, se l'aveste perso, sul sito di Rtl dovrebbe esserci l'archivio.

P.s. Ovviamente, di tifare l'Italia non se ne parla...che le chiacchiere da bar chiedono un po' di sano snobismo a far da contraltare

Lezione nr.1: la pausa pranzo

Sul tema, devo ammetterlo, mi son già portata avanti. Almeno da un mesetto.
Prima ancora della decisione maturata in modo definitivo stamattina, fra una spazzolata ai denti e un tocco di rimmel, la questione pausa pranzo era già passata all'esame della commissione mutismo, musoni&affini. Portando il presidente e socio unico ad una irrevocabile decisione: la solitudine.
Perché, sia detto sinceramente, certi discorsi da pausa pranzo erano diventati ormai insopportabili, per me.

45 minuti di spazio tra una intensa mattina e un frenetico pomeriggio. E una gran voglia di respirare...questa è, per me, la pausa pranzo.
Senza dimenticare il fatto che per parlar di frivolezze ci vogliono arte e metodo. Altrimenti, i programmi per le vacanze del gruppetto di impiegati brianzoli o i servizi mandati in onda nel corso dell'ultima puntata delle Iene, sono vuoto a perdere. E, senza farla tanta lunga, mi rendono nervosa.
Un buon libro da legger sotto un albero e un po' di silenzio, invece, sono una tentazione irresistibile.
E, quindi, non ho resistito.
Certi sguardi tra la pena e la rassegnazione che mi vengon lanciati (e i commenti che colgo, perché "non è sano voler stare così da soli"..e "la vita è tanto bella, come puoi non cogliere ogni occasione che ti mette davanti", fosse anche una noiosa digressione su palline&perline condita di urletti come neanche ai miei tempi davanti a Simon Le Bon in carne e ossa), mi divertono.
E, se anche avessi per un attimo il dubbio (e, tocca ammetterlo, non ce l'ho), mi fanno prendere la porta dell'ascensore piena di gioia e ad una velocità da guiness dei primati.

Oggi "Il mio pensiero non vi lascia", di Cristina Campo.
E fino a venerdì "Il circolo delle ingrate", di Elisabeth von Armin.
Due libri che meritano un post dedicato.

Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere

"Quanto può dirsi, si può dir chiaro; e su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere", scriveva Wittgenstein nel suo Trattato logico filosofico.
Una frase che, ultimamente, mi torna spesso in mente. Così spesso che è arrivato il momento di lavorarci su.
Perché io parlo troppo. Troppo davvero.
Nella maggior parte dei casi, dopo aver raccontato o commentato qualcosa, penso: ma perché ne ho parlato con lui/lei?
Non che sveli il terzo segreto di Fatima o l'autore dell'omicidio Kennedy. Quelli no, quelli sono segreti che son brava a tenere. E, in generale, se qualcuno mi racconta una cosa privata non mi ritrovo dopo pochi minuti - megafono in mano - a renderne edotto l'universo mondo. Non è questo il punto.
Ma si tratta della spiacevole sensazione di aver parlato per inerzia, per riempire un vuoto, senza davvero aver desiderato di condividere qualcosa. Ché, in genere, non son poi molte le cose che voglio condividere.
Stamattina la decisione: ora si cambia. E un pensiero contorto. Ovvero, devo smettere di parlare quando e con chi non ne ho voglia davvero. E mettere a frutto questo impegno e trasformarlo in scrittura. Una cosa - questa sì - che mi manca davvero e a cui non ho la forza di applicarmi.
Come fare?
Semplice, mordendosi la lingua e correndo a scrivere sul blog. Toccherà un po' di esercizio, le frasi si fermeranno a mezz'aria e dovrò esser capace di farle scivolare via - altra arte da imparare oltre al silenzio - ma forse, se mi impongo un metodo, il risultato potrebbe avvicinarsi.
C'è anche un obiettivo finale, la sospirata perfezione. Che si può riassumere così:


"Sai che ore sono?"

OGGI.
Si, sono le 14.25, però se hai bisogno un dato certo al secondo chiedi a qualcun altro che stamattina mi si è scaricata la pila dell'orologio, ero in ritardo, l'ho cercata dove ero certa che ci fosse...vabbè, le mie certezze in fatto di ordine sono quello che sono..e bla bla bla bla bla.

DOMANI (O DELLA PERFEZIONE).
Si.