Il comunicato stampa è davvero un'arma pericolosa, in grado di regalare momenti di ilarità inaspettati in tutte le redazioni, piccole e grandi che siano.
Spesso sono anche lo specchio della distanza di enti e istituzioni dal mondo reale. Accade, infatti, che mentre sono in atto crisi di varia portata, arrivino comunicati dalle associazioni di categoria sulle ricette per l'estate o i consigli per la dieta tagliafame.
A volte si raggiungono vette insospettabili. E può accadere, come oggi, di ritrovarsi nella propria casella di posta un comunicato dal titolo: "Mike Tyson e il frontman dei Kiss Gene Simmons
pazzi per la carta igienica World Cart “Hello Kitty&Kiss”.
Sì, avete letto bene, si parla di carta igienica. E come se non bastasse, la fondamentale notizia è accompagnata da una bella immagine, di quelle che qualsiasi giornale sogna da sempre di pubblicare. E che, ovviamente, non potevo non regalare a voi, appassionati e numerosi lettori di questo blog.
martedì 24 luglio 2012
lunedì 23 luglio 2012
Avanzi in festa
Oggi torno ad un mio antico amore: parlar di cucina.
Una cosa veloce e un po' raffazzonata che, in questi tempi di lunga dieta, mi ha dato molta soddisfazione gastronomica (e decisamente poco dietetica).
Metti un po' di avanzi di una cena in frigo.
Della pasta di pane, qualche formaggio e verdure alla griglia.
Fare due palline con la pasta madre, stenderle bene con il mattarello e ungere d'olio entrambi i lati.
Mettere la simil piadina in una padella caldissima e girarla dopo circa un minuto.
A questo punto si può procedere con il ripieno: farcire la piada con un po' di gorgonzola a tocchetti e qualche anello di cipolla rossa cruda. Cospargere di abbondante pepe e lasciar sciogliere.
Una volta impiattata la piadanonpiada aggiungere le verdure grigliate e spalmare tutto con della crema al gorgonzola, realizzata aggiungendo latte, formaggio morbido, prezzemolo, olio e uno spicchio d'aglio (una passata di minipimer e qualche ora in frigo per completare).
Piegare e mangiare. E se, come me, siete in regime dietetico o semidietetico far seguire una giornata di sola frutta e verdura.
Il gorgonzola utilizzato, in questo caso, è l'ottimo prodotto di Palzola, con qualche aggiunta di Palfuoco (erborinato con peperoncino), sempre a firma Palzola.
Nella foto: ecco dove nasce il gorgonzola Palzola
Metti un po' di avanzi di una cena in frigo.
Della pasta di pane, qualche formaggio e verdure alla griglia.
Fare due palline con la pasta madre, stenderle bene con il mattarello e ungere d'olio entrambi i lati.
Mettere la simil piadina in una padella caldissima e girarla dopo circa un minuto.
A questo punto si può procedere con il ripieno: farcire la piada con un po' di gorgonzola a tocchetti e qualche anello di cipolla rossa cruda. Cospargere di abbondante pepe e lasciar sciogliere.
Una volta impiattata la piadanonpiada aggiungere le verdure grigliate e spalmare tutto con della crema al gorgonzola, realizzata aggiungendo latte, formaggio morbido, prezzemolo, olio e uno spicchio d'aglio (una passata di minipimer e qualche ora in frigo per completare).
Piegare e mangiare. E se, come me, siete in regime dietetico o semidietetico far seguire una giornata di sola frutta e verdura.
Il gorgonzola utilizzato, in questo caso, è l'ottimo prodotto di Palzola, con qualche aggiunta di Palfuoco (erborinato con peperoncino), sempre a firma Palzola.
Nella foto: ecco dove nasce il gorgonzola Palzola
Maestri
"Bisogna credere per forza che l'uomo abbia voluto vivere in società,
dato che la società esiste; però, da quando esiste, l'uomo usa buona
parte della sua energia e della sua astuzia per lottare contro di essa".
Georges Simenon
Georges Simenon
Libertà vo cercando
Pensato, ovviamente, per i viaggi in aereo, questo trucchetto consente ai misantropi, club al quale mi onoro di appartenere, di godere di un affaccio sul mondo limitato e controllato. Eliminando quello che per me a volte è un vero nemico: il telefono.
Un leggerissimo, e in realtà piacevole, senso di colpa mi prende nell'attimo in cui entro nel menù impostazioni e imposto la modalità.
Ma non appena il piccolo aereo arancione compare in alto a sinistra sul mio iphone ecco la libertà. Quella di godere di tutte le funzioni più o meno ludiche che questa meraviglia tecnologica offre senza che si debba scegliere se rispondere a quella telefonata - o sms - o passare per la solita maleducata che non risponde. E magari nemmeno richiama.
Piccoli spiragli restano aperti: le e-mail, che si può anche decidere di non guardare, e whatsApp, che consente un legame con quelli (pochi) che sentirli va bene sempre.
Lo ammetto: non capisco e non capirò mai quelli che se non stanno al telefono si sentono persi. Per assurdo, ne ho conosciuti molti in vita mia. Persone capaci di uscire di casa col telefono all'orecchio e rientrare nella stessa posizione, dopo ore. In mezzo la spesa, la coda alla posta, i bambini a scuola e un sacco di tempo passato alla guida.
Tutte cose che una volta - sempre in epoca di cellulari - ti autorizzavano a non essere disponibile. Oggi, invece, nemmeno la morte ti autorizza ad esserlo, perché il cellulare, se prende in metrò (ovvero l'inizio della fine), vuoi che non prenda dentro una semplice bara?
lunedì 16 luglio 2012
O tempora, o mores!
A quanto pare al coniuge di Vale (sarà una Valentina o un Valerio?), non è riuscito di conquistare anche il cuore degli amici dell'amata/o.
Ma senz'altro Vale è un ragazzo, o una ragazza, assai fortunato, se questi amici son disposti a portarselo fino in Nepal pur di di salvarlo da un matrimonio sbagliato.
E Vale, avrà ascoltato l'accorato appello o sarà invece convolato/a a 'giuste' nozze?
Ai poster, è il caso di dirlo, l'ardua sentenza.
Girano le pale
Domenica, ore 10 del mattino.
Il centro del paese è in subbuglio. Capannelli di persone agli angoli delle (due) strade, discussioni in coda dal panettiere o davanti al tradizionale caffè al bar che segue la messa.
"Arriva l'elicottero", sento dire da più parti. "Ma quando?", si chiedono tutti.
E già qui le versioni sono varie. C'è chi dice che arriverà a momenti e chi invece è convinto che tutto comincerà nel pomeriggio.
C'è poi il capitolo prezzi. E già, perché tra un capannello e l'altro riesco finalmente a capire di cosa si parli: un elicottero arriverà, come pare sia tradizione ogni anno, per portare i turisti a fare un giro del lago. Ma i prezzi non sono esattamente popolari. Le ipotesi vanno da un minimo di 30 euro ad un massimo di 50. A persona.
Almeno a sentire alcuni. Ma c'è il partito del prezzo a carico (riporto esattamente l'espressione sulla bocca di tutti, passati per l'occasione da allenatori di calcio a provetti piloti di elicottero), che conferma le stesse cifre, ma per ogni viaggio e non a persona. Su una cosa sono tutti d'accordo: il giro turistico dura, al massimo, cinque minuti. Il tempo di volare da Dervio a Colico e ritorno.
Una volta in spiaggia dimentico questa scottante tema. La cronaca incalza. L'argomento principe sotto gli alberi, che al lago gli ombrelloni non ci sono, è il giornalista che abita la più bella villa del paese, affacciata direttamente sul lago. Al quale, tanto per cominciare, vanno imputati ben due peccati originali: essere giornalista e per di più ricco. Imperdonabile.
Piccolo inciso. Sono sempre dalla parte sbagliata del mondo. Faccio la giornalista, ma non riesco nemmeno ad affittare un appartamentino al lago per una settimana.
Torniamo al nostro. Già colpevole di peccati insopportabili, non contento della sua arrogante esistenza, egli si permette anche il lusso di uscire la sera. E di più, di farlo inserendo l'allarme di casa. L'evento scuote il paese. "L'allarme partiva, si spegneva e poi ripartiva. E c'era anche il cane che abbaiava. Un disastro, un vero disastro". Non è dato di sapere se la casa del nostro abbia subito danni, se ci fossero davvero dei ladri o cosa sia accaduto al suo rientro. Tutti guardavano verso il villone scuotendo la testa; il disastro, ovviamente, era l'aver turbato la quiete del paese.
Ma non c'è pace per i giusti.
Il serrato dibattito viene interrotto dal rumore di un elicottero in arrivo. Il molo, dove atterra l'apparecchio, è ovviamente gremito di gente. Comincia il supplizio. L'elicottero si alza in volo, porta il suo 'carico' in giro per cinque minuti a bassa quota e torna alla base. Giusto il tempo di fare il cambio dei turisti e riparte.
Dopo un'ora, tra il rumore delle pale, le barche a motore, gli scooter d'acqua e le urla sulla spiaggia sembra di assistere ad un misto tra lo sbarco in Normandia e la baia dei Porci. Mentro nuoto ho paura che, da un momento all'altro, un marines in tuta mimetica sbuchi dal fondo del lago imbracciando un qualche fucile subacqueo e si faccia largo tra la folla. Tutti dimenticano persino l'onta subita dal giornalista, almeno finché le pale continuano a girare.
Finalmente, intorno alle 19, l'elicottero carica l'ultimo equipaggio. Almeno l'aperitivo è salvo.
E anche gli argomenti di conversazione intorno ai tavoli del bar del centro.
Il centro del paese è in subbuglio. Capannelli di persone agli angoli delle (due) strade, discussioni in coda dal panettiere o davanti al tradizionale caffè al bar che segue la messa.
"Arriva l'elicottero", sento dire da più parti. "Ma quando?", si chiedono tutti.
E già qui le versioni sono varie. C'è chi dice che arriverà a momenti e chi invece è convinto che tutto comincerà nel pomeriggio.
C'è poi il capitolo prezzi. E già, perché tra un capannello e l'altro riesco finalmente a capire di cosa si parli: un elicottero arriverà, come pare sia tradizione ogni anno, per portare i turisti a fare un giro del lago. Ma i prezzi non sono esattamente popolari. Le ipotesi vanno da un minimo di 30 euro ad un massimo di 50. A persona.
Almeno a sentire alcuni. Ma c'è il partito del prezzo a carico (riporto esattamente l'espressione sulla bocca di tutti, passati per l'occasione da allenatori di calcio a provetti piloti di elicottero), che conferma le stesse cifre, ma per ogni viaggio e non a persona. Su una cosa sono tutti d'accordo: il giro turistico dura, al massimo, cinque minuti. Il tempo di volare da Dervio a Colico e ritorno.
Una volta in spiaggia dimentico questa scottante tema. La cronaca incalza. L'argomento principe sotto gli alberi, che al lago gli ombrelloni non ci sono, è il giornalista che abita la più bella villa del paese, affacciata direttamente sul lago. Al quale, tanto per cominciare, vanno imputati ben due peccati originali: essere giornalista e per di più ricco. Imperdonabile.
Piccolo inciso. Sono sempre dalla parte sbagliata del mondo. Faccio la giornalista, ma non riesco nemmeno ad affittare un appartamentino al lago per una settimana.
Torniamo al nostro. Già colpevole di peccati insopportabili, non contento della sua arrogante esistenza, egli si permette anche il lusso di uscire la sera. E di più, di farlo inserendo l'allarme di casa. L'evento scuote il paese. "L'allarme partiva, si spegneva e poi ripartiva. E c'era anche il cane che abbaiava. Un disastro, un vero disastro". Non è dato di sapere se la casa del nostro abbia subito danni, se ci fossero davvero dei ladri o cosa sia accaduto al suo rientro. Tutti guardavano verso il villone scuotendo la testa; il disastro, ovviamente, era l'aver turbato la quiete del paese.
Ma non c'è pace per i giusti.
Il serrato dibattito viene interrotto dal rumore di un elicottero in arrivo. Il molo, dove atterra l'apparecchio, è ovviamente gremito di gente. Comincia il supplizio. L'elicottero si alza in volo, porta il suo 'carico' in giro per cinque minuti a bassa quota e torna alla base. Giusto il tempo di fare il cambio dei turisti e riparte.
Dopo un'ora, tra il rumore delle pale, le barche a motore, gli scooter d'acqua e le urla sulla spiaggia sembra di assistere ad un misto tra lo sbarco in Normandia e la baia dei Porci. Mentro nuoto ho paura che, da un momento all'altro, un marines in tuta mimetica sbuchi dal fondo del lago imbracciando un qualche fucile subacqueo e si faccia largo tra la folla. Tutti dimenticano persino l'onta subita dal giornalista, almeno finché le pale continuano a girare.
Finalmente, intorno alle 19, l'elicottero carica l'ultimo equipaggio. Almeno l'aperitivo è salvo.
E anche gli argomenti di conversazione intorno ai tavoli del bar del centro.
sabato 14 luglio 2012
Innamorarsi in Piemonte
Il Piemonte e' una regione tra le più affascinanti. E segrete. Perche' tutto sembra ricalcare perfettamente il carattere schivo e riservato dei suoi abitanti, soprattutto di certe zone.
E così accade di trovarsi davanti a gioielli nascosti e insospettabili dietro ad ogni curva.
Come questa cascina a rivarolo, nel Canavese.
mercoledì 11 luglio 2012
Meravigliosa Sicilia - 2
Partiamo alla volta di Mazara città. Il panorama offre lunghe distese di vigneti e angoli un po' desolanti. Ritrovo, in questo scorcio di Sicilia, una caratteristica comune a molte zone del Sud Italia.
Panorami e costruzioni da togliere il fiato accanto a case e palazzi iniziati e mai finiti. Strade in stato di semi abbandono e rifiuti - non sacchetti, ma oggetti di ogni tipo - che si affastellano ai margini delle strade.
Ricevo un sms da un amico, in questi giorni, che si adatta perfettamente a questo panorama che ci si offre:
"Che animali sono gli italiani coevi!
Tutto ciò che ha meno di sessant'anni sarebbe da demolire.
Petizione per il piano casa al contrario: a chi demolisce un bonus fiscale"
Anche il profumo è quello tipico, e mi ricorda molto le vacanze in Calabria, quando ero bambina. Un profumo che è un misto di terra bruciata dal sole e piante tipiche.
Pianti, fiori ed erbusti in generale di queste terre, lambite ma poco annaffiate dall'acqua, mi affascinano molto. Sembrano davvero un inno alla 'barbarica baldanza' del regno vegetale, parafrasando il maestro Paolo Conte.
Inciso: chi ha provato a coltivare - nell'orto o semplicemente sul balcone - una pianta di basilico smette di domandarsi perché Paolo Conte ne decanti la barbarica baldanza. Una delle piante più testarde che abbia in mente. Non che la menta, però, sia proprio da meno...
L'albergo, lo sappiamo, è in riva al mare. Peccato, però, che per un paio di chilometri non ci sia spiaggia. E il mare non sia balneabile. Misteri che restano senza risposta...
Ma il colore dell'acqua e il desiderio di un bagno in mare fanno sembrare qualche passo i due chilometri.
Ci sono poche cose, nella vita, che mi facciano star bene quanto il mare. Nuotare, passare ore ad osservare la striscia blu all'orizzonte, fumare una sigaretta con i piedi a mollo nell'acqua, leggere un libro con il rumore leggero delle onde che, dopo tanta strada, arrivano a riva. O anche, semplicemente, galleggiare. O, piacere sommo, fare il morto a galla, sentendo solo i rumori attutiti del mare. I pensieri, anche quelli peggiori, sembrano quasi diluirsi nel blu. Non farei, e spesso non faccio, altro che stare in acqua.
Avete in mente il mondo come appare bello quando lo si guarda dal mare?
Anche la spiaggia, purtroppo, non è tenuta nel migliore dei modi.
Anche qui immondizia - bottiglie vuote, cartacce, cassette di polistirolo di quelle utilizzate per contenere il pesce e, persino, una bombola di gas completamente arrugginita - e troppo cemento.
Peccato. Questa terra meriterebbe di più.
Niente riesce però, per fortuna, a cancellare i colori incredibili di questa regione. Non solo quello del mare, di un color cristallo da cartolina, ma anche l'azzurro del cielo e i colori dei palazzi colpiti dal sole.
"Questi frammenti di elementi naturali, pezzetti di pietra, fossili, schegge di legno, cose martirizzate dagli elementi, raccattate lungo il bordo del mare, […] che esprimono leggi fisiche, l'usura, l'erosione, lo scoppio, ecc., non solo hanno qualità scultoree, ma anche uno straordinario potenziale poetico".
(Le Corbusier)
Colori che hanno colpito poeti, letterati e artisti d'ogni tempo. Come quelli di questa chiesetta in ristrutturazione, proprio sul lungomare di Mazara.
"La Sicilia è il paese delle arance, del suolo fiorito la cui aria, in primavera, è tutto un profumo… Ma quel che ne fa una terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è il fatto che da un'estremità all'altra, essa si può definire uno strano e divino museo di architettura".
(Guy de Maupassant)
Al ritorno verso l'albergo uno splendido tramonto accompagna i passi, lenti e lieti.
Da pane e panelle alla frittura di paranza.
Passando per tutti i profumi di questa cucina così particolare, figlia di influenze tra le più diverse e altrettanto riconoscibili.
Dominano la menta e il basilico, che accompagnano pesce e dolci allla stessa maniera.
La frutta, ormai spesso relegata a triste cestino da non portare nemmeno in tavola, è invece ricca, colorata, matura e riempie l'aria di profumi.
Mi ha regalato molto, la Sicilia.
A me, turista frettolo e per caso, non è rimasto che prendere a piene mani.
Senza dar nulla in cambio, come spesso accade.
Se non queste poche righe, per tentare di raccontare come può un luogo riempirti il cuore.
Come, ovviamente molto meglio, ebbe modo di scrivere Goethe dopo un viaggio in Sicilia.
"La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole
scambievolezza delle tinte, l'unità armonica del cielo col mare e del
mare con la terra…
chi li ha visti una sola volta, li possederà per
tutta la vita".
(Johann Wolfgang von Goethe)
lunedì 9 luglio 2012
Meravigliosa Sicilia - 1
Da dove cominciare il racconto di una splendida due giorni siciliana?
Meraviglie architettoniche, paesaggi mozzafiato, cibo strepitoso...
L'occasione è un viaggio di lavoro, organizzato per l'inaugurazione di uno stabilimento dove si produrrà zucchero d'uva. Ed è, per me, il primo agognato viaggio in Sicilia.
Atterriamo a Palermo.
E già le prime emozioni. Quando il pilota inizia la discesa ricordo i racconti di un fidanzato dei tempi che furono, siciliano Doc. "Non sai che cosa incredibile sia atterrare a Punta Raisi", mi diceva sempre. "Sembra che l'aereo punti direttamente il mare, solo all'ultimo momento ti accorgi che in realtà sotto di te ci sono le piste".
Vero, verissimo. Par di toccarlo con un dito, il mare.
Appena atterrati cominciamo il viaggio per Mazara del Vallo, sede dello stabilimento.
Un parorama meravigliosamente brullo ci scorre accanto.
La terra arsa, e spesso rossa. I muretti a secco, le colline bruciate dal sole.
Le case sono basse, con una chiara, chiarissima impronta araba.
Il cielo ha un colore mozzafiato.
E ogni tanto lui: il mare.
Arriviamo a Mazara. L'accoglienza è delle migliori. Una coppetta di gelato di gelso, fresca e buonissima, ci attende.
Il caldo, ovviamente, è da manuale.
Le signore sono ugualmente bellissime, come si conviene in queste occasioni. Si sprecano tubini neri, abbinamenti più azzardati come viola e arancio, cappellini riccamente decorati e una grande varietà di accessori luminosi e colorati.
I responsabili sono emozionati, nonostante siano ben avvezzi a questo genere di appuntamento.
Come sempre in questa stagione guardo con una certa comprensione gli uomini. Costretti dentro giacche e cravatte senza possibilità di sfuggire a questo imperativo.
Solo per i giornalisti la regola non vale.
E, come sempre, se ne abusa. Scarponcini da montagna (senza calze), canottiere, camicioni a quadri...il rappresentante maschile di questa specie non si fa sfuggire la possibilità di un nuovo record. Ovviamente al ribasso.
Dopo la conferenza stampa di rito e il taglio del nastro ci portano a visitare lo stabilimento.
Tecnologie all'avanguardia che trasformeranno il mosto d'uva in zucchero cristallino.
Un rinfresco a base di prodotti tipici siciliani completa la mattinata.
Il pesce, ovviamente, la fa da padrone.
Ci sono due zone per il rinfresco. La gran parte dei colleghi, more solito, si lancia sgomitando senza vergogna sul buffet.
A volte mi chiedo se le mogli e i mariti dei giornalisti li tengano a stecchetto, nella vita quotidiana. Perché diversamente certe scene a cui si assiste alle conferenze stampa non avrebbero davvero senso. Mi è capitato di vedere giornalisti urlare insulti irripetibili all'indirizzo dei responsabili degli uffici stampa se, a qualche conferenza stampa, hanno commesso l'imperdonabile errore di preparare qualche sacchetto di omaggi in meno.
Ah, sarà meglio chiarire, sempre e solo di cibo stiamo parlando. Non di sacchetti di diamanti o cascate d'oro zecchino...
"Le chiediamo scusa, c'è stato un errore, ma spediremo il pacchetto a qualsiasi indirizzo lei ci indichi".
Questa frase l'ho sentita pronunciare mille volte.
E altrettante mille volte mi ha lasciato senza parole.
Torniamo alle due zone buffet. Nella loro ansia da abbuffo i nostri non si accorgono che, appunto, le zone sono due. E lasciano a noi (e ai vertici dell'azienda), il tranquillo secondo rinfresco. Il cameriere che ne occupa si prodiga per aiutarci, spiegarci, servirci e riverirci. Non pare vero.
Un equipaggio tutto matto
Leggo stamattina della scomparsa di Ernest Borgnine. Sulla sua carriera e sul personaggio si può leggere di tutto, oggi, c'è solo l'imbarazzo della scelta.
A me, però, la prima cosa che viene in mente, ancora prima di tutte le grandi interpretazioni che gli sono valse anche numerosi riconoscimenti, è "Un equipaggio tutto matto".
Il ruolo di Borgnine è quello del tenente comandante McHale. E il titolo originale della serie, infatti, è McHale's Navy.
Soldi, belle ragazze e molto divertimento sono gli obiettivi dello sgangherato gruppo capitanato dal tenente comandante McHale, che si avvale della collaborazione di un prigioniero di guerra giapponese e del capo di una tribù di indigeni.
Non manca, ovviamente (e come potrebbe?) il nemico: il capitano Binghamton.
Che cerca, ovviamente senza successo, di mettere un freno alle spacconate del gruppo.
Uno specchio preciso del suo tempo, con alcune ingenuuità che viste con gli occhi di oggi fanno davvero tenerezza. E che bisogna cercare tra le pieghe notturne dei palinsesti tv o in qualche videoteca polverosa dei tempi che furono. Ma, garantisco, ne vale la pena.
A me, però, la prima cosa che viene in mente, ancora prima di tutte le grandi interpretazioni che gli sono valse anche numerosi riconoscimenti, è "Un equipaggio tutto matto".
Il ruolo di Borgnine è quello del tenente comandante McHale. E il titolo originale della serie, infatti, è McHale's Navy.
Soldi, belle ragazze e molto divertimento sono gli obiettivi dello sgangherato gruppo capitanato dal tenente comandante McHale, che si avvale della collaborazione di un prigioniero di guerra giapponese e del capo di una tribù di indigeni.
Non manca, ovviamente (e come potrebbe?) il nemico: il capitano Binghamton.
Che cerca, ovviamente senza successo, di mettere un freno alle spacconate del gruppo.
Uno specchio preciso del suo tempo, con alcune ingenuuità che viste con gli occhi di oggi fanno davvero tenerezza. E che bisogna cercare tra le pieghe notturne dei palinsesti tv o in qualche videoteca polverosa dei tempi che furono. Ma, garantisco, ne vale la pena.
martedì 3 luglio 2012
Pensieri&parole
Questa settimana chiudo il giornale.
Che è come dire un buco nero dei pensieri, della scrittura e della capacità di guardare il mondo.
Scrivere così tanto e così in fretta pare che si porti via un pezzo, che svuoti l'anima di qualsiasi contenuto. Come se attraverso le parole scritte con una tastiera scivolasse fuori anche tutto il resto.
Ma poi torna, sempre.
Appena il giornale va in stampa.
Che è come dire un buco nero dei pensieri, della scrittura e della capacità di guardare il mondo.
Scrivere così tanto e così in fretta pare che si porti via un pezzo, che svuoti l'anima di qualsiasi contenuto. Come se attraverso le parole scritte con una tastiera scivolasse fuori anche tutto il resto.
Ma poi torna, sempre.
Appena il giornale va in stampa.
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