Mi
ero svegliato male, come al solito. Mi ero svegliato presto e col mal
di testa. Il solito mal di testa. Intendiamoci, forma e posizione di
questo dolore cambiavano spesso, senza nessuna ragione apparente. Ma il
dolore, quello, era sempre lo stesso.
E
il rito sempre uguale: qualche biscotto, un po' di caffè e poi una
pastiglia di moment. Una alla volta. Sempre una alla volta.
Mia
madre era già sveglia, come al solito. E come al solito aveva qualcosa
da dire. Non ricordo precisamente quale fosse l'argomento, ma aveva di
certo qualcosa da dire. Qualcosa di troppo. Cercavo di non ascoltarla,
nonostante il tono. Quando le pause si facevano più lunghe mi limitavo a
rispondere: si mamma, certo mamma. Il tono era sprezzante ma, come al
solito, lei non lo capiva. Decisi di andare in edicola, come al solito.
Due parole con il giornalaio, un'occhiata ai titoli dei quotidiani e di
nuovo a casa, tutto come al solito.
Pochi
minuti dopo ero di nuovo fuori. Camminavo velocemente verso la fermata
dell'autobus. La testa senza pensieri importanti, come al solito. Eppure
quel giorno, in ufficio non sarei mai arrivato. E prima di scendere da
quell'autobus, la mia vita sarebbe cambiata per sempre.
Senza che nessuno se ne accorgesse, come al solito.