lunedì 11 giugno 2012

Lezione nr.1: la pausa pranzo

Sul tema, devo ammetterlo, mi son già portata avanti. Almeno da un mesetto.
Prima ancora della decisione maturata in modo definitivo stamattina, fra una spazzolata ai denti e un tocco di rimmel, la questione pausa pranzo era già passata all'esame della commissione mutismo, musoni&affini. Portando il presidente e socio unico ad una irrevocabile decisione: la solitudine.
Perché, sia detto sinceramente, certi discorsi da pausa pranzo erano diventati ormai insopportabili, per me.

45 minuti di spazio tra una intensa mattina e un frenetico pomeriggio. E una gran voglia di respirare...questa è, per me, la pausa pranzo.
Senza dimenticare il fatto che per parlar di frivolezze ci vogliono arte e metodo. Altrimenti, i programmi per le vacanze del gruppetto di impiegati brianzoli o i servizi mandati in onda nel corso dell'ultima puntata delle Iene, sono vuoto a perdere. E, senza farla tanta lunga, mi rendono nervosa.
Un buon libro da legger sotto un albero e un po' di silenzio, invece, sono una tentazione irresistibile.
E, quindi, non ho resistito.
Certi sguardi tra la pena e la rassegnazione che mi vengon lanciati (e i commenti che colgo, perché "non è sano voler stare così da soli"..e "la vita è tanto bella, come puoi non cogliere ogni occasione che ti mette davanti", fosse anche una noiosa digressione su palline&perline condita di urletti come neanche ai miei tempi davanti a Simon Le Bon in carne e ossa), mi divertono.
E, se anche avessi per un attimo il dubbio (e, tocca ammetterlo, non ce l'ho), mi fanno prendere la porta dell'ascensore piena di gioia e ad una velocità da guiness dei primati.

Oggi "Il mio pensiero non vi lascia", di Cristina Campo.
E fino a venerdì "Il circolo delle ingrate", di Elisabeth von Armin.
Due libri che meritano un post dedicato.

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