mercoledì 25 luglio 2007

Non buttiamoci giù

qualcosa che ho letto in giro,in questi giorni, mi ha fatto tornare (e insistentemente restare) in mente un brano di "Non buttiamoci giù", di Nick Hornby, che mi aveva immediatamente colpito.... (colpire, in effetti, è proprio la parola più esatta...)


"....il discorso è che la gente salta alla conclusione che chiunque va in giro per Londra Nord su un motorino di merda la notte dell'Ultimo per lo stipendio minimo è chiaramente un fallito, e quasi garantito gli manca una delle Quattro Stagioni di Vivaldi.

Vabbè, okay, siamo falliti per definizione, in quanto consegnare le pizze è un lavoro da falliti. Ma non siamo proprio tutti coglioni deficienti. Anzi, malgrado i miei Faulkner e Dickens, probabilmente io ero il più stupido di tutti i ragazzi sul lavoro, o come minimo il meno istruito. Abbiamo medici africani, avocati albanesi, cimici iracheni... Insomma, ero l'unico senza laurea. (Non capisco com'è che nella nostra società non abbiamo più violenza legata al mondo della pizza. Provate a immaginarvi: sei il primo nonsocosa di tutto lo Zimbabwe, un neurochirurgo o altro, e ti trovi a dover venire In Inghilterra perchè il regime fascista ti vuole inchiodare il culo a un albero, e finisci per farti cazziare alle tre del mattino da una ragazzina testadicazzo cone la pancia vuota... Cioè, voglio dire, non dovresti avere il diritto legale di spaccarle i denti?)

D'accordo. Esiste più di un modo di essere falliti. Di certo esiste più di un modo di fallire.

(....) Problema della mia generazione è che ci sentiamo tutti dei geni del cazzo. Far qualcosa per noi non è abbastanza, e neanche vendere qualcosa, o insegnare qualcosa o solamente combinare qualcosa: no, noi dobbiamo
essere
qualcosa. E' un nostro inalienabile diritto, in quanto cittadini del ventunesimo secolo. Se Christina Aguilera o Britney Spears o qualche altro coglione di Idolo Americano possono essere qualcosa, perchè io no? Dov'è quel che mi spetta?

(....) La vita che vivevo non mi permetteva di essere....non lo so, quello che pensavo di essere. Non mi permetteva neanche di reggermi dritto come si deve. Mi sembrava di camminare in una galleria sempre più stretta e buia, e che aveva iniziato a riempirsi d'acqua, e io dovevo state tutto gobbo, e davanti a me c'era un muro di roccia e gli unici attrezzi che avevo erano le unghie.
.."


Si, scavare stanca.

E no.

Stanotte non riesco a dire altro.

Nessun commento:

Posta un commento